domenica 24 ottobre 2021

Mi piace quando un book mi accompagna da un inizio stagione a un fine stagione. Stagione che si misura a naso tra una pagina del calendario di uso globale e un giro di boa del mio calendario privato, dove i mesi possono essere di 40 giorni, le settimane di 1 giorno solo, i giorni di 48 ore e cose così. Questo quaderno di un giallo fuorinorma, è iniziato in una domenica di giugno vestita di pioggia, blue note degna di nota per l'ossimoro creativo che apriva. Ho voluto metterci una dedica in calce, non è che lo faccia sempre. E dato che era nuovo - e sottosotto il proprietario del quaderno si convince che sarà un nuovo inizio - ho raccolto da qualche parte nella testa le parole della canzone di Bowie ( nonchè titolo dello spumeggiante musical di Julian Temple del 1986 )che è uno dei tanti recalling refrain che mi accompagnano. Dove alberghino proprio proprio non l'ho mai saputo, se nello spazio dietro le orecchie, dato che si tratta quasi sempre di musica; o nelle tasche, insieme a briciole di scontrini e biscotti; tra le ciglia; nella cesta dell'ombelico; tra i cespugli dei capelli. E quale dedica più classica per la prima pagina bianca di un nuovo quaderno di pagine bianche di " To the absolute beginners ", scritta con una delle penne del momento, sbavata dalle gocce d'inverno che macchiano l'inizio d'estate, un contrordine di poche ore alle nostre aspettative di sole tiepido, un avviso ad essere sempre pronti al cambiamento inatteso. Dopo un quarto di pagine scritte, quell'autodedica avrebbe trovato poi un riscontro nella realtà delle cose, o nelle cose della realtà, ben cotta a puntino dal sole delle finestre di una città lontana, le virgolette che si gonfiano in forma di ghigno dispettoso. Sole che brucia. Poi le pagine continuano a confondersi tra pastelli e inchiostro che marca, punta che vibra ,suono che scarta i pensieri, ne disegna di nuovi, solo sulla carta prende forma l'impensato, il distillato del flusso che ogni minuto di ogni giorno ci attraversa, milioni di sensazioni che non vengono setacciate e registrate nell'immediato, centinaia di storie dai finali aperti, che instagram non può risolvere. Dopo chilometri cantati, stanze scoperte, sieste sottovento, la copertina del quaderno si illumina tra i cumuli di vestiti libri e scarpe slacciate; quel giallo non è pronto per andare in archivio, il calendario ha appena sfogliato sull'autunno, ma il sole è ancora alto e le ultime pagine scalpitano per essere coinvolte in una degna chiusura. E una domenica fa, lo stesso sole di quella città si gira dall'altra parte con la prima danza di foglie; la carta si accuccia tra le radici, che non sono le sue ma vanno bene uguale, verso nuove scritture.